ITALIANO 11/09/2008


NEL CRISTALLO UN VINO ASTRALE

In collaborazione con WHIPART, siamo lieti di pubblicare un' antologia a puntate di poeti contemporanei della raccolta "nel cristallo un vino astrale" di Alessandro Canzian.

 

 

 

 

 

 

 

 

NEL CRISTALLO UN VINO ASTRALE

(di Alessandro Canzian)

 
 
 
Taci, Beviamo il vino dell'Estate,
sol dediti all'amore del bel fiume.
Verso tutte le selve della Terra
sospiro; ma, se in una solitario
vivere dovessi, in questa, Ardi, vorrei
vivere, in questa calda selva australe,
in quest'aridità d'ombre estuose.

(da Alcyone, Gabriele D’annunzio)

 

Desiderio o rimpianto? Desiderio
e rimpianto, una sola febbre amara.
Raggiava nel cristallo un vino astrale,
un sole fuso che bevevi a sorsi
e fissavi la dura cecità del paesaggio.

(da Quaderno gotico, Mario Luzi)

Sono questi due testi che, forse più di altri, idealmente aprono e chiudono il concetto di vino nel novecento letterario italiano. Non tanto per le date di pubblicazione (rispettivamente 1903 e 1947) quanto per l’importanza che questi due autori, D’ANNUNZIO e LUZI, hanno avuto lungo l’arco di tutto il secolo (il primo in senso d’apertura, il secondo di chiusura).  Un’importanza che ha in qualche modo, e spesso palesemente, influito sugli autori sia presenti sia seguenti portando a riscrivere (più che scrivere) una lingua e un significato che nel tempo non ha mai finito di mutare. Ma dopo? Cosa è stato scritto dopo la calda selva australe  e dopo la dura cecità del paesaggio ? Il dopo sono versi quali il Quaderno gotico, Mario Luzi)tempo franava aizzando / un etilismo di rimpianti (FERRUCCIO BENZONI). Il dopo sono versi che in tutto il territorio nazionale non finiscono di stupire ed estasiare per la loro carica emozionale, esistenziale, per il loro perlage talvolta dolce talvolta aspro. Comunque vivo. Sono queste le ragioni prime che ci hanno portato a credere nella possibilità di un’antologia (nonostante le problematiche che questa comporta) di versi riguardanti il vino. O meglio, più che riguardanti, “tangenti” il vino. Perché spesso il bicchiere appeso ad una sera non si fa semplice oggetto di descrizione ma quieto e amicale compagno di un’esistenza ruvida composta di aspirazioni e delusioni, di estasi e coscienze. Di quotidianità in fondo, dalla quale scaturisce l’ennesima risposta alla tanto fondamentale quanto celebre domanda montaliana: è ancora possibile la poesia? I poeti presenti in questo piccolo ma veramente appassionato lavoro sono autori italiani attivi in tempi relativamente recenti (dagli anni 90 in poi). Autori che vale la pena di leggere e rileggere anche attraverso il colore poetico d’un bicchiere di vino che ne riflette la ricerca e l’emozionalità. In brevi sorsi. Un progetto, questo nostro, che vorrebbe uscire dai limiti sempre imperfetti di un’antologia e presentarsi esclusivamente come la sfumata trasparenza di un brindisi beneaugurale. Un brindisi di cui si vuole fare dono al lettore. Uno spaccato, un frammento letterario di ciò che rimane nel bicchiere quando si è appena finito di bere. 
 

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